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Intervista a Giacomo Laurino, supervisore Ac Milan

Salve signor Laurino, la ringrazio per avermi concesso un po’ del suo prezioso tempo per questa intervista, so che i suoi impegni sono numerosi ed immagino che essere un Tecnico/Supervisore dell’Ac Milan non sia un incarico semplice, a tal proposito volevo chiederle di iniziare questa intervista illustrandoci bene di cosa si occupa esattamente all’interno della famosa società rossonera e come è riuscito a giungere ad un incarico così importante?

G.L.: dunque, il ruolo principale che noi supervisori dall’Ac Milan svolgiamo è quello di visitare periodicamente, a seconda poi delle distanze chilometriche/geografiche, le nostre scuole calcio affiliate;  nello specifico io mi occupo di ben 6 scuole calcio Milan in Italia dislocate tra la Romagna, l’Emilia, le Marche, l’Abruzzo e la Puglia. Quindi durante le mie visite periodiche, una o due volte al mese, cerco sia di valutare la crescita tecnica delle diverse società, sia di essere presente sul campo, svolgendo allenamenti speciali in collaborazione con i tecnici che si occupano delle attività di base, quindi prevalentemente con le categorie Pulcini, Esordienti, (poi se viene specificamente richiesto dai responsabili tecnici lo faccio anche con le categorie dei più grandi, Giovanissimi e Allievi). Inoltre un obiettivo secondario è quello chiaramente dello Scouting, quindi noi tecnici Milan ci concentriamo molto anche sulla valutazione dei ragazzi più validi (in ottica Milan), e meritevoli, quindi, di un provino, sia in loco, sia eventualmente anche da noi a Milano presso la nostra struttura tecnica del Vismara.

- Se potesse dare una definizione a cosa rappresenta, ed ha rappresentato per lei nel corso della sua vita, lo sport del Calcio quali parole utilizzerebbe?

G.L.: Facile: TUTTO!

Passione, prevalentemente passione…..da sempre, da quando sono nato pur non avendo avuto comunque un padre appassionato, o dei familiari diciamo addentrati nel mondo del calcio…. sono nato da sempre con la passione per questo sport; ho giocato finchè ho potuto, dopodiché ho preferito comunque abbandonare il gioco, per provare, in primis, la carriera di studente con la facoltà di scienze motorie, e poi appena ho potuto ho iniziato a fare l’istruttore, l’allenatore, il responsabile tecnico, finchè non sono riuscito poi a lavorare con società professionistiche a Milano come l’Inter, il Milan, il Monza, il Cesena (come responsabile attività di base) e poi da 5 mesi con l’Ac Milan questa volta nel ruolo di supervisore tecnico.

- Quali sono secondo lei le caratteristiche principali che fanno di un calciatore un vero campione?

G.L.: … non è semplice dirlo, in primis ci vogliono sicuramente delle qualità tecnico-coordinative, inoltre è fondamentale avere delle capacità condizionali superiori alla norma, quali forza, velocità, potenza, tecnica, e attitudini fisiche. Ovviamente a tutto ciò bisogna unire anche la fortuna che chiaramente nella vita gioca un ruolo fondamentale, la passione, lo spirito di sacrificio, l’impegno, la capacità quindi di avere la forza di fare rinunce rispetto alle normali abitudini dei coetanei, come ad esempio rinunciare all’uscita in più del sabato sera, riposare, non bere, mangiare bene. Quindi, le capacità tecniche sono sicuramente indispensabili, ma vanno certamente accompagnate anche dalla voglia di arrivare e dal coraggio di inseguire i propri sogni.

- Quali consigli si sente di dare ai ragazzi che si avvicinano al mondo del calcio già dalla più tenera età come i nostri ragazzi?

G.L.: Sicuramente di divertirsi, e , finchè avranno modo di giocare a calcio, di cercare di prenderlo esattamente come un gioco e divertirsi il più possibile. Se qualcuno di loro poi riuscirà a renderlo un lavoro benvenga, altrimenti l’importante è che venga sempre considerato come un gioco, in cui ci  sia sempre alla base la voglia di divertirsi e di stare insieme agli altri, considerando innanzitutto la scuola calcio come una vera e propria scuola di vita.

- E’ contento di lavorare per l’Ac Milan?

Oltre l’evidente importanza ed ovviamente la fama a livello internazionale del club rossonero, quali sono i pregi, ed i difetti qualora ce ne fossero, della società vista dall’interno?

G.L.: Assolutamente si. Io ci lavoro da pochi mesi (oltre la collaborazione effettuata anni fa) e per ora mi sento di poter dire che difetti non ne ho riscontrati, e penso che non ne riscontrerò in una società storica e blasonata come il Milan, che in questi ultimi anni sta investendo moltissimo per il settore giovanile. Oltre ciò sicuramente il pregio è di  lavorare per una società seria ed importante come il Milan, che, come dice il presidente, è il club calcistico con più titoli al mondo, e con oltre 100 scuole calcio Milan presenti sul tutto il territorio nazionale.

- Cosa pensa della nascente società Asd Gladius Pescara?

G.L.: ti dico semplicemente quello che ho detto al mio responsabile quando mi ha chiesto: “come va a Pescara?” io gli ho risposto: “E’ un’ottima realtà, pur essendo una realtà neonata nel panorama nazionale, e nello specifico nel contesto abruzzese, ho trovato davvero tantissimo entusiasmo, molti ragazzi giovani e preparati, una reale voglia di arrivare, intesa come voglia di fare tanto e farlo bene, quindi interesse ad operare bene sul territorio e di far crescere i propri ragazzi. Ho trovato, inoltre, molta competenza, istruttori laureati o laureandi in scienze motorie, tecnici qualificati, e poi lo spirito Gladius che realmente si percepisce, a partire dal presidente Angelo Nicolò, fino ad arrivare a tutti gli altri collaboratori, senza contare, inoltre, le ottime strutture scelte come sede per svolgere le attività, e la buona capacità organizzativa rispetto a tutte le iniziative in programma (come ad esempio la festa di natale degna di una società professionistica).”

- Secondo lei in cosa dovrebbe migliorare il calcio italiano? Si potrebbe fare qualcosa partendo dalla formazione di base?

G.L.: Tanto…si dovrebbe fare tanto di più, a partire dallo Stato fino ad arrivare alla federazione. Inserire più corsi di formazione per coloro che magari decidono di fare a vita gli istruttori di scuola calcio e non creare piccoli circoli a numero chiuso per pochi eletti. Bisognerebbe inoltre lavorare meglio sulle strutture di cui possano usufruire tutte le attività di base. La stessa selezione di talenti non dovrebbe iniziare a 12 anni ma già a partire dai 7/8 anni come inizia già all’estero, è evidente che rispetto alle realtà estere siamo fermi in questo senso.

- Bene, allora speriamo che anche la Gladius nello suo piccolo possa dare il proprio contributo nel creare una migliore realtà a livello di attività di base!

La ringrazio infinitamente per la disponibilità e la sincerità dimostrata in questa intervista!

 
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